WOW: Wall Of Words (Liceo Sigonio)

Post da Aprile 2008

E se lui fosse un metalmeccanico? (Diletta Mazzitelli)

Aprile 27, 2008 · Lascia un Commento

E. G., anni 28, professione show girl (!); F. B., anni 57, professione imprenditore, team manager e chissà cos’altro: fra loro l’amore più puro, sincero e disinteressato.

Li accomunano interessi, esperienze, il progetto di una lunga vita insieme.

E se lui fosse stato un metalmeccanico che lavorava alla Renault invece di esserne il direttore sportivo, siamo sicuri che lei l’avrebbe trovato così affascinante?

È dalla notte dei tempi che il ruolo della donna è stato principalmente quello di occuparsi della prole e della maggior parte delle questioni domestiche, a causa delle lunghe e continue cure che l’allevamento dei cuccioli d’uomo richiedeva, mentre l’uomo aveva il ruolo di procurare quanto serviva per vivere con la caccia e di edificare le abitazioni .

Lo stratagemma della natura chiamato amore serviva come collante per tenere unita la coppia e difendere l’uomo dalle eventualità che nella sua assenza qualcun altro attribuisse il suo patrimonio genetico alla prole e la donna dal rischio che l’uomo rinunciasse a lavorare per procurare ciò che serviva per il suo sostentamento o lo facesse per qualcun’altra.

Sono passati migliaia di anni, ma al fondo dell’attrazione fra uomo e donna non è cambiato molto: le caratteristiche del maschio che in varie forme colpiscono le donne sono tutte quelle che definiscono un qualche privilegio nella scala sociale che le garantisca la sicurezza dei mezzi di sostentamento: l’agiatezza economica, il potere politico o sociale, alcuni talenti (sportivi, artistici, musicali ecc).

Solo in alcune società e negli ultimi anni, con il progredire della indipendenza delle donne e della aumentata complessità dei ruoli sociali, le donne hanno inserito tra le caratteristiche ricercate in un uomo l’aspetto fisico, la giovinezza e un carattere amabile e leale, talvolta anche a scapito di potere e posizione economica .

Allora , cari E. e F., auguri, tantissimi auguri! Dalla preistoria a voi non è passato poi così tanto tempo…

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Grammatica maschilista (Elisa Frigieri)

Aprile 27, 2008 · Lascia un Commento

Si è appena consumata la festa più odiata da noi zitelle: san Valentino, non senza trascinare con sé la consueta marea di cuori infranti e danni amorosi vari. Potevamo forse noi, damigelle di

Smool, non utilizzare il nostro ritaglio di visibilità per vendicarci amaramente dell’odiato Santo?

Assolutamente no: ecco quindi che oggi, per cominciare, passiamo in rassegna i torti e gli scempi che la grammatica italiana, come poche altre lingue al mondo, infligge quotidianamente alla natura femminile. Vi sarete accorti di come negli insiemi di più persone di diverso sesso si utilizzino per comodità aggettivi esclusivamente maschili, o di come certe professioni, specie in ambito giuridico, non abbiano il corrispondente femminile (avvocato, magistrato…) e abbiano anzi nel parlato una connotazione quasi dispregiativa (provate a consigliare a una ragazza di andare a fare l’ “avvocatessa”, credendo di farle un complimento); addirittura espressioni maschili che piegate alle esigenze del gentil sesso diventano veri e propri insulti. Per riportare i casi più eclatanti provate a fare il paragone tra: ometto e donnetta, uomo pubblico/donna pubblica, intrattenitore/intrattenitrice, scapolo/zitella, e per finire tra la figura di un cubista, brav’uomo dedito alle arti visive che ama scomporre i soggetti in più parti, e quella meno sottile e raffinata di una cubista.

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Il sesso delle scuole (di chi?)

Aprile 27, 2008 · Lascia un Commento

Nel 2008, a Modena, una città moderna, aperta e attenta alle pari opportunità, esistono ancora scuole di sesso femminile. Io appartengo ad una di queste, il Liceo Sigonio, che offre una valida preparazione nell’ambito delle materie umanistiche e in particolare delle Scienze Sociali. Incredibilmente viene ancor oggi chiamato da molti Istituto Magistrale e considerato tale: questo pregiudizio è radicato maggiormente negli adulti, ma forse anche un po’ nei ragazzi.

Simile alla nostra realtà è quella dell’I.T.A.S. (Istituto Tecnico Attività Sociali) Selmi di Modena, erede del vecchio Istituto Tecnico Femminile. Per noi, non si tratta solo di una pignoleria terminologica, ma di riconoscere il valore di percorsi formativi che cercano di essere adeguati alle esigenze e alle caratteristiche nella nostra società.

Per avere pareri dai diretti interessati abbiamo intervistato i ragazzi della nostra scuola. Noi volevamo sapere come si trovano in una scuola prevalentemente frequentata da ragazze e capire se le scuole possono definirsi femminili o maschili e perché. Innanzitutto è emerso che il Sigonio, paragonato anche ad altre scuole, ha un ambiente accogliente, sereno e ordinato proprio per la presenza di tante ragazze. Uno studente ha detto: “Loro sono più mature, hanno senso del dovere, sono socievoli, aperte e sempre pronte ad aiutare. Stare in una classe prevalentemente femminile mi ha aiutato: sono più sensibili, meno menefreghiste, attente ai particolari, mi hanno aiutato a diventare più profondo, nonostante a volte si rivelino irritabili e facilmente infiammabili.” Altri studenti hanno confessato di aver ricevuto aiuti in campo sentimentale e scolastico, ma anche di averne dati perché anche le ragazze, un po’ troppo “dolcemente complicate”, a volte non sanno come relazionarsi con loro. I più giovani hanno anche detto che le ragazze sono più portate allo studio, mentre i più grandi ritengono che sia solo una questione di impegno e serietà.

In conclusione tutti i ragazzi intervistati hanno scelto la scuola per il piano formativo e quindi possiamo affermare che non esistono scuole “femminili” e scuole “maschili” perché tutto dipende dalle attitudini e dagli interessi personali. O forse c’è ancora qualcuno che pensa che anche le discipline scolastiche abbiano un sesso…

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punto-e-basta (laly)

Aprile 27, 2008 · Lascia un Commento

respiro a stento.

il cuore viaggia troppo veloce.

mi sorreggo, tra le mie braccia, e a poco a poco sento che sono nulla.

nulla in un mondo sconosciuto.

non conosco nessuno. non mi conosco.

e mi odio.

vedo gli altri apparire più grandi, più bravi, più intelligenti.

io, invece…

guardami!!! Sono una ragazzina che non sa ancora reggersi in piedi da sola.

sono una delle tante che gira in un mondo “tanto per fare”…

che schifezza!

che brutto!

dentro di me brucia la voglia di alzarmi e di urlare: “IO VIVO!”

ma più sento questa voglia, questo desiderio… più mi ritrovo in fondo

in ultima fila, con i perdenti, a prendere a calci noi stessi.

mi dicono che poi passa, che come sono passate tante cose, passerà anche questa.

ma il mio problema è un altro: perché devo sempre scappare, perché devo sempre aspettare che poi tutto passa; perché devo sempre giustificarmi, trovare un diversivo, illudermi che sto facendo bene, quando quella che sto portando avanti non è una vita.

perché?

chi sa trovare una risposta?

mi rendo conto di essere troppo infantile, troppo piccola, troppo scema.

non so reggere una situazione, non so parlare davanti a qualcuno, non so fare le cose che fanno “i normali”.

o “i diversi”, se li guardo dal mio punto di vista….

finisco sempre per logorarmi con domande inutili,

cerco un appoggio per mandare via queste psico-stronzate

provo a farmi coraggio,

ma a che prezzo…?

per vedermi ancora una volta in fondo al mucchio, chiusa in un cerchio nero?

perché finisco sempre col rendere la mia esistenza una merda?

PERCHE’???

aiuto…

non voglio vivere una vita di calci nel sedere e di frecciatine alle spalle.

ne ho fin sopra la testa…

…ma ho paura a reagire.

ho paura di farmi male, di più.

ho paura-punto-e-basta.

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Fall in L O V E (laly)

Aprile 27, 2008 · Lascia un Commento

Eccomi qui. ranicchiata sulla mia sedia, davanti a me i soliti fogli stropicciati e l’odore di incenso attaccato alle pareti. camera mia. ritrovo tutto come avevo lasciato prima di partire. la valigia non è ancora svuotata del tutto… ma ci penserò più tardi, adesso voglio lasciare una impronta di ciò che mi è successo in una settimana.

mi sono innamorata dell’Inghilterra, dei prati infiniti, del verde che domina gli spazi, dell’odore del mare quando uscivo di casa, dei gabbiani che mi svegliavano di mattina, della colazione alla “british”, della guida che ci chiamava “ladies”, del cane – sordo e tenero – della nuova famiglia, del freddo che avevo quando uscivo dalle coperte, delle macchine che guidano a sinistra.

Sono caduta in amore, I FALL IN LOVE.

Io sono caduta dal mio piedistallo e finalmente ho imparato a respirare, a vivere e a sorridere.

Pace, serenità, calma… sono solo alcuni dei sentimenti che scivolavano nelle mie vene. Innamorata di tutto, dalle lezioni al mattino, alla cena alle 6:00 p.m spaccate.

Ho perso la testa per quel mondo, dove tutto sembra una favola. Un libro di favole dove ogni giorno è una pagina nuova: le casette come quelle delle bambole, il tè alle 5pm, le stradi ne che si snodano per il centro.

Una favola. Una magia. A bocca aperta e con gli occhi spalancati, come fanno i bambini, guardavo tutto quello che mi capitava sotto il naso.

Una settimana e ho dimenticato tutto il nero che avevo lasciato in Italia.

Ho ossigenato la mente, il corpo e ho rinnovato il mio life-style.

Cambiata nello spirito e con la voglia di rivolare subito in UK eccomi, con po’ di tristezza, a casa. Riguardo le foto: malinconia.

Ho capito che voglio fare dell’inglese una parte del mio futuro, voglio fare dell’Inghilterra una parte dei miei svaghi.

Ho capito che quello che voglio è prendere uno spicchio di UK e cucirmelo addosso.

Ho capito che voglio volare lontano e vedere ciò che c’è di là da casa mia.

Ho imparato che sono cresciuta, che riesco a stare da sola o con pochi ma buoni.

Ho imparato che non può piovere per sempre.

Ho capito che non si può correre via dai dolori: quando si torna a casa ce li si ritrova sui gradini di casa che ti aspettano a braccia aperte…

Ma quando si torna si è più forti, più sereni.

Ho capito che se voglio essere felice devo credere in me stessa: sono io che guido la mia vita!

“Bisogna andarsene per imparare a tornare”. E ripartire di nuovo.

(change is good!!different is cool!!freedom is life! fall in L O V E with UKfull of life)

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Solo una piccola goccia (maya)

Aprile 27, 2008 · Lascia un Commento

lacrimaRagazzi. Essere ragazzi al giorno d’oggi non è facile. Tutti si aspettano qualcosa da noi e nessuno si aspetta niente. I “grandi” con le loro regole, i loro divieti, il loro falso rispetto per un mondo che non si avvicina minimamente al nostro, con i loro ” non puoi” e “te lo proibisco”. Ma chi siamo noi? Non abbiamo abbastanza coscienza della vita per avere una conversazione alla pari con voi? Pensate che siamo troppo stupidi? Volete controllarci fino a renderci la vita un inferno? Cosa vogliono questi adulti che non fanno altro che chiedere senza dare mai risposte che sazino i nostri dubbi. Come voi siamo persone. Persone che cercano il loro posto nel mondo. Persone che hanno problemi e provano di gestirli al meglio, anche se non sempre ci riescono. Persone che si sentono “sbagliate” per una società che non comprendono. Non abbiamo dunque tutti ossa, carne e pelle? Non viviamo nello stesso pianeta? Non distruggiamo tutti le nostre vite allo stesso modo? Allora chiedo a voi, che dite di sapere sempre cosa è meglio, perché siete così sfiduciosi nei nostri confronti? Quale abominevole crimine abbiamo commesso per essere considerati “solo dei ragazzi”? Noi che speravamo in un mondo migliore, pieno di pace e tolleranza. Ma quale esistenza possiamo ottenere se non riusciamo nemmeno ad accettarci, a comprenderci, ad amarci fra noi simili? Io chiedo a tutti gli adulti di questo mondo:”cosa volete da me e chi come me è solo una piccola goccia in un oceano di lacrime?

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