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Ragazzi alla finestra (Caterina Montorsi)

Maggio 3, 2008 · Lascia un Commento

ragazza alla finestraQuest’estate un paio di prof. – che non vanno nemmeno tanto d’accordo fra loro – mi hanno fatto leggere un vecchio romanzo ottocentesco: Madame Bovary.

Emma Bovary, donna insoddisfatta che anela alla felicità, è l’artefice del bovarismo, quel sottile stato di insoddisfazione determinato dal conformismo e accompagnato dal desiderio di evasioni mondane, sentimentali o intellettuali. Emma è alla “continua ricerca di un sogno, di un uomo, di se stessa”. La sua vita è una prigione, fatta di desideri irrealizzabili e sogni irraggiungibili.

Mi piace accostare l’immagine di Emma, affacciata alla finestra, che guarda verso l’orizzonte e sogna l’arrivo di un elegante principe, a quella di Gustave – il suo amante occasionale – rinchiuso nel suo studio, indaffarato a scrivere, annotare, comporre. Entrambi vogliono evadere da una mediocre esistenza. Sono stanchi, angosciati, frustrati, a causa della psicopatologia della vita quotidiana.

Ma questa sensazione di non riuscire a vivere nella calma ovattata della banalità provinciale riguarda molte più persone di quante si possa immaginare.

Il bovarismo, infatti, è stato definito la “malattia del secolo”. Una malattia determinata da una crisi dei valori che, con il passare degli anni, si accentua. Dalle piccole borghesi dell’Ottocento alle disperate housewife” dei nostri giorni.

Ed anche noi adolescenti non possiamo dirci immuni da questa sottile infezione. Vuoti, annichiliti, bruciati, spezzati. Privi di ogni interesse e senza passioni ci rifugiamo nelle discoteche, dentro un bicchiere di Vodka alla fragola, tra i corridoi di affollati centri commerciali.

Se Emma avesse 18 anni oggi, probabilmente la ritroveremmo intrappolata in un paio di “Upstar” mentre balla in discoteca, per poi tornare nella sua stanza ad ascoltare i Nirvana. Sarebbe una contraddizione continua, come me, come noi. Perché nessuno sarà mai soddisfatto della propria vita, ma se lo ammettessimo non avremmo più niente per cui andare avanti.

Così rimaniamo affacciati alla finestra.

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